Cuando despertó, el dinosauro todavía estaba allí.
Il racconto brevissimo di Augusto Monterroso venne pubblicato nelle sue Obras Completas nel 1959. Come mai dunque affascinò allora e continua ad affascinare oggi? Perché ne parlarono entusiasti fra gli altri Calvino, Garcia Marquez e Jorge Luis Borges?
Io credo che sia per le tantissime sfumature e suggestioni che questa immagine porta con sé.
Mi proverò perciò a tentare alcune traduzioni, al limite del fantasioso (e dell’oltraggioso, aggiugerei).
La traduzione più semplice è banale, ed è data dalla contiguità delle lingue spagnola ed italiana – la lingua è lo spagnolo di fatto, ma poiché Monterroso era guatemalteco di padre e onduregno di madre, essa aveva una potenza che lo spagnolo da solo non avrebbe mai potuto avere. Dicevo, la traduzione semplice: “Quando si svegliò, il dinosauro era ancora lì”.
Chi si svegliò? E come mai aveva di fianco un dinosauro?
L’analisi può farsi ben più profonda se azzardiamo qualche ipotesi aggiuntiva. Lui (o lei) non potevano essere in una stanza, e dunque non potevano essere in un letto: poiché il dinosauro non vi sarebbe entrato – scarto, come poco probabile, l’ipotesi che si trattasse di un dinosauro piccolo: doveva trattarsi naturalmente di un dinosauro enorme.
Inoltre, questa storia racconta un anacronismo evidente: un essere umano non avrebbe mai potuto alzarsi di fianco a un dinosauro – i dinosauri, si sa, si estinsero sessantacinque milioni di anni fa, mentre l’homo sapiens è apparso appena duecentomila anni fa. Dunque chi è costui che si alza a fianco del dinosauro? E quando accadde questo fatto?
Questo mi porta ad immaginare una traduzione un po’ più libera, ma che secondo me raccoglie meglio il senso di meraviglia che le sette parole originali di Monterroso portano con sé: “Quandò si svegliò, il dinosauro, tuttavia, stava lì”
Perché ovviamente accadde qualcosa, prima che egli o ella si addormentasse! E certamente, quando quel qualcosa accadde, il dinosauro era lì! Accadde qualcosa, vorrei dire, che gettava le premesse per cui il dinosauro dovesse partirsene: e invece era ancora lì! E cosa poteva essere questo accadimento. Dal mio punto di vista, è ovvio il motivo per cui il dinosauro doveva essersene andato: perché si era, nel frattempo estinto.
La seconda traduzione introduce il senso del tempo:il dinosauro non è enorme solo nello spazio: bensì è enrome anche nel tempo. Egli o ella si addormentano, ma non sappiamo per quanto. E se si fossero addormentati per centinaia di milioni di anni? E dunque, al loro risveglio, quale meraviglia soprannaturale: “il dinosauro tuttavia stava lì” - nonostante l’intercorsa estinzione.
Questi pensieri oziosi mi portano a quella che secondo me, pur essendo la meno fedele di tutte, è la traduzione che meglio conserva la primitiva meraviglia e mistero che le parole originali di Augusto Monterroso celano.
Io propongo dunque questa traduzione: “Quando scappò, il dinosauro tuttavia stava lì”.
Il dinosauro è l’enormità del tempo e dello spazio, cui l’essere umano non può fare a meno di sfuggire: poiché al suo risveglio lo troverà sempre accanto. Il dinosauro è la metafora dell’onnipresente senso di mistero che avvolge e comprende le nostre vite. In questo senso, infine, il dinosauro è Dio.
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