22/03/2004
Non era come pensavamo noi,
che giocavamo con le biglie di vetro
e pensavamo come macchia la terra
sulle nostre polo bianche.
 
Non sapevamo che aveva Gaia
il sapore dei sepolcri e
l'odore annerito delle buche,
di un giorno sospeso tra il prima - e il poi.
 
Assorti a guardarci le mani
ci sfuggiva il colore e il segno
del tempo che passava, ma il tempo
era foglia sempreverde e fiori eterni.
 
Eravamo come le lente file di insetti,
inconsapevoli di vita linee che mutano
e si rideva, come ride il germoglio
nel nostro giardino incantato.
 
Nel nostro giardino incantato,
era dell'acerbo amore il profumo, per
nascondersi fra i tigli vociando
di incantesimi cromati e magìe.
 
Alla brezza vespertina leggera
si cominciava, ch'era sempre presagio
di nuovi spazi e cominciamenti,
a dire nuove canzoni, e poesie.
 
Non era come pensavamo noi,
che ci si riuniva nella grotta
cogli attorcigliati corpi nostri
alla scoperta dei primi umori.
 
Quando accadde eravamo in cortile
a giocare. Più tardi, era scuro,
sapemmo che non eravamo più bambini.
























postato da: guildenstern alle ore 19:01 | Permalink | commenti
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