9/05/2007

Scrivo a un'amica che occorre crearsi "tempi di spazio". Ma che cos'è un "tempo di spazio"?

Noi viviamo comunemente nel tempo come in uno spazio stretto e angusto. Il nostro tempo è un susseguirsi di azioni ovvie, che non rispondono spesso ad alcun requisito di libertà. Devo alzarmi la mattina, devo andare al lavoro, devo smettere di lavorare all'ora di pranzo, devo andare coi colleghi a mangiare un boccone... un susseguirsi di doveri. In questo tempo non c'è scelta, non c'è libertà: non c'è spazio.

Ecco che allora occorre ritagliarsi tempi di spazio. Tempi in cui lo spazio (delle possibilità) si allarga, diventa ipoteticamente senza confini.

La libertà gioca un ruolo determinante all'interno del mio tempo di spazio. La sua esistenza implica che il mio tempo spaziato è un tempo solitario, un tempo in cui l'Altro non è ammesso.

Con un'unica eccezione: se la volontà dell'Altro è anch'essa quella di crearsi un tempo di spazio, allora i due tempi si possono unire, e creare una nuova geometria di possibilità sconosciute, sconosciute persino al proprio tempo di spazio personale.
postato da: guildenstern alle ore 14:02 | Permalink | commenti
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