5/05/2003

io ti vorrei quieta come il desinare nel mio parchetto

io ti vorrei quieta come il desinare nel mio parchetto.
tutto intorno i miei alberi sono in primavera, i grandi alberi:
il panchetto, l'ostreone, il falardo pungente, gli manca
il tuo solitario guardiano, che qui non sfigurerebbe.
il vento mi muove i suoni, m'insinua i sottili profumi.
io mi giaccio col giornale aperto e l'amica pipa, m'infumo.
mi sono ospiti i conosciuti vecchietti, siamo in comunità
d'istinti, ci conosciamo senza cenni e parole a distanza,
son coppie antiche e silenti, sono il nostro traguardo comune.
anche gli uccelli non vedo eppure: li senti. si danza.

m'infumo. e mi chiedo se non sia questo che vado cercando,
e non nel mio tempo che credo d'aver perso se non mi affanno
nelle passioni, nelle ore mai cominciate del grande abbuffo,
ma nel tempo di tutti o nell'unico tempo, mi sento
partècipe di una vita non mia, che mi trascende e mi ignora.
sono come attraversato da tutto, e mi scopro che altro non chiedo
che d'essere ancora lasciato lì, ma per un volgere indefinito,
tra i miei vecchietti, tra alberi e uccelli suonatori, bel bello.
siccome le nuvole scoprono il sole, ti vedo infine nella luce,
intorno ad una fonte, in un simile pratello.

così tu sei per me, anima gentile, il tutto ed ogni cosa che permane;
m'attardo, imbocco la pipa, non mi dispiaccio di lasciarla sfumare.

 























postato da: guildenstern alle ore 12:01 | Permalink | commenti
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