INNOCENZA
Varazze, Estate 1995
Ti ricordo, Innocenza.
All'ombra della terrazza, illogica ti ricordo
Innocenza.
Tu, a dirmi poeta, sulla soglia della morte
che l'età ti suggeriva, oltre al basto per passeggio,
ed eri Saffo, cui amavi il verso e la posa,
ed eri scandalo e turpiloquio, sussurravano al sole
che rivede il mare gridando rivolta, chissà
alle passate stagioni o al ricordo dell'uomo
che non avesti il coraggio di amare.
Tu, inforcati i grandi occhiali, la pelle
avvizzita, grottesca immagine ormai
della donna che fosti; non voglio credere
bella: non avresti potuto essere ancora
così lucida, così viva, inappagata.
E allora, Innocenza, fosti ferita da Amore
(ancora, ancora, nonostante il tempo,
nonostante le corolle di fiori che più il tuo grembo
potrà mai sopportare: ancora, come noi
che continuiamo a cercare...)
Ti rivedo scendere abbagliante
nell'ironica veste candida
impersonare la parodia d'una vecchia
insensibile all'offesa dei venti
e volgerti verso le onde e la sabbia,
o, come dicevi: la rena.
- Sorelle, udite, m'ha ferita Amore! -
gridavi, gioiosa, bambina.
- Sorelle, unitevi alla mia danza,
al gaudio del mio cuore -
Oh, Innocenza, quanto vano
il desiderio, quanto vana la speme:
più non esiste forte ed incorruttibile
muro degli anni che separano
e nemmeno le lacrime
e nemmeno l'arido deserto che allora inseguivo,
futile foglia secca al confronto
della tua Arcadia promessa,
nemmeno tutto questo per scalfirlo.
E mi prendesti il braccio,
e mi dicesti, follìa: - Poeta
io muoio d'Amore -
Nemmeno potevo fingere d'ascoltarti,
mite e triste sorella di Saffo, presagio
di essenza ginestrina,
quando la notte del mio peccato,
poco prima che cominciasse,
m'implorasti:
- Non ricordare il mio nome,
per te io sia sempre
Innocenza -






