27/05/2003

Fremono trepidanti in attesa del decollo.

ZERO

 

Il pergolato colmo di rampicanti conduce

dall’atrio della casa al bianco gazebo nel giardino

ed ivi sta lo scrittore e la sua opera nascente[1].

Volevo costruire anch’io un gazebo ma come si fa

a tenere un gazebo d’inverno, con il freddo che fa.

La sacra rovina da cui diparte il selciato

divide il giardino dalla collina: era il muro

dell’antico castello degli Este, ma ora solo

il nido di vampiri e civette; le sentissi,

tutta la notte, piangono come bambine.

Oltre il muro vi è un pozzo, e nel pozzo un’entrata[2].

Lì guardammo in basso scorgendo la vasta piana

dell’Alfeo[3], il fiume a me caro, e vedemmo

sopraggiungere in lontananza la nebbia:

c’era qualcosa d’infinitamente gratificante.

Lo scrittore alza la testa dal foglio,

dicendo : - Ecco, viene la mia nuova sposa;

c’è un risveglio delle cose laggiù, non lo sentite? -

Farà meglio a rientrare in casa, con tutto

questo freddo. Cosa significa “devo scrivere”?

Ma il gelo non impedì alla fenice di bruciare,

e porre così il tempo alla resurrezione - devo

sbrigarmi - dice - la mia tempesta m’aspetta[4].



[1] Ad Este, nel 1818, in un simile contesto P.B.Shelley compose il Julian and Maddalo e cominciò il Prometheus Unbound.

[2] Cfr. A. Trapiello, La casa de la vida da El mismo libro : “[...]tiene un jardìn y en el jardìn un pozo / y tùneles de yedra y hojarasca”

[3] Si tratta di un fiume greco del Peloponneso. Il suo corso è in gran parte sotterraneo.

[4] P.B.Shelley morì nemmeno trentenne, al largo di Livorno, nel naufragio causato da una tempesta.


postato da: guildenstern alle ore 10:42 | Permalink | commenti
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