Fremono trepidanti in attesa del decollo.
ZERO
Il pergolato colmo di rampicanti conduce
dall’atrio della casa al bianco gazebo nel giardino
ed ivi sta lo scrittore e la sua opera nascente[1].
Volevo costruire anch’io un gazebo ma come si fa
a tenere un gazebo d’inverno, con il freddo che fa.
La sacra rovina da cui diparte il selciato
divide il giardino dalla collina: era il muro
dell’antico castello degli Este, ma ora solo
il nido di vampiri e civette; le sentissi,
tutta la notte, piangono come bambine.
Oltre il muro vi è un pozzo, e nel pozzo un’entrata[2].
Lì guardammo in basso scorgendo la vasta piana
dell’Alfeo[3], il fiume a me caro, e vedemmo
sopraggiungere in lontananza la nebbia:
c’era qualcosa d’infinitamente gratificante.
Lo scrittore alza la testa dal foglio,
dicendo : - Ecco, viene la mia nuova sposa;
c’è un risveglio delle cose laggiù, non lo sentite? -
Farà meglio a rientrare in casa, con tutto
questo freddo. Cosa significa “devo scrivere”?
Ma il gelo non impedì alla fenice di bruciare,
e porre così il tempo alla resurrezione - devo
sbrigarmi - dice - la mia tempesta m’aspetta[4].
[1] Ad Este, nel 1818, in un simile contesto P.B.Shelley compose il Julian and Maddalo e cominciò il Prometheus Unbound.
[2] Cfr. A. Trapiello, La casa de la vida da El mismo libro : “[...]tiene un jardìn y en el jardìn un pozo / y tùneles de yedra y hojarasca”
[3] Si tratta di un fiume greco del Peloponneso. Il suo corso è in gran parte sotterraneo.
[4] P.B.Shelley morì nemmeno trentenne, al largo di Livorno, nel naufragio causato da una tempesta.






