27/05/2003

Fremono trepidanti in attesa del decollo.

UNO

 

La sera passeggiammo infine tra le luci del traffico,

- Dovresti vedere una cosa - esordì ed infilammo la porta

stretta[1] che conduce al fiume Alfeo, me lo ricordo

perché, mi disse, così si chiamava il padre di Matteo[2],

ed io : - Quale Matteo? Non conosco nessun Matteo[3] -

Era il tempo in cui vaneggiava il mio sorriso

essere luce, lo diceva in spagnolo, ed io proprio allora

stavo conoscendo l’uomo e pure non era lui, che veniva

dal tempo dei salici ed era sempre triste. Tuttavia

la mia energia viveva per poco tempo, la sua

non aveva mai fine.

 

Io che parlo, che ero la donna, sono l’uomo[4] che scrive,

e mi tengo equidistante dalla tirannia e dal rumore.

“E’ benedetto” dissi ancora una volta con voce calma

“l’uomo che con chiarezza e volontà protegge il debole

e abita la valle dell’Oscurità, egli è il mio vero fratello,

colui che riunisce i fanciulli perduti” ma lei dissentiva

anche perché ieri giungemmo con mezz’ora di ritardo,

venivamo dal corso di latino-americano, “non mi fido” disse

“con tutta questa nebbia”. “L’anno scorso” aggiunse

“dovemmo vestire i bambini di bianco, tanto era il sole

che colpiva la nostra valle.” Quella valle assolata, ricordai:

a me non vale fiorir di valle, ma piango ad ogni tempo[5].

“Verrà il giorno in cui riusciremo a parlare, vedrai.”

Alla sera passeggiammo accanto alla riva del fiume,

ed io con dolcezza, questa ed altre cose le dissi.

 

       Ciò che trovarono sul luogo del delitto.

       Un tubetto vuoto di dentifricio, un deodorante per casa,

       slip da ragazzina, rossi, con dentro scritto “Ti amo”,

       “I grandi classici della letteratura italiana” in formato economico,

       un televisore wide screen, un computer acceso, inerte, con screen saver,

       un bicchiere di latte a metà; canali via cavo, via satellite. Pay on demand.

       Album fotografico, ricordo dell’estate del novanta... tu in costume intero,

       la pelle bianchissima, le lenzuola slavate, il corpo dei miei fantasmi.

 

La gente, nonostante i supermercati ed i centri commerciali,

ed i più recenti, democratici hard discount, continua a gremire

i mercati che aprono nelle vie il giovedì, il lunedì...

Mandarini di Sicilia, orata freschissima, mille sei limoni mille,

c’abbiamo la roba bella, signore, la roba bella 

 

                        intanto piove

 

evito la gente e corro verso il dipartimento di economia

tutto essuda il mio misantropismo, le donne anziane

s’accalcano, si danno appuntamento fra le bancarelle, parlano

sempre delle stesse cose, ognuna di loro: e come sta, e sapeva chi è morto,

e lei, e la sua vescica, e cosa vuole? Tirèmm innànz[6].

 

                        continua a piovere

 

All’interno del dipartimento presentano la strategia di rinnovamento

di processo dell’azienda eccellente, il relatore crede di fare citazioni

intelligenti, si sofferma: spiega

(le lenzuola slavate, il corpo dei miei fantasmi)

 

Dicono tutti la stessa cosa.

Citano tutti gli stessi testi.

 

LEI : Anche supponendo di sposarci, e non capisco tutta questa fretta,

anche volendo farlo, dicevo, chi di noi due laverà i piatti? Non

è un problema secondario. Chi farà la tavola? E chi rifarà i letti?

E chi darà la cera ai pavimenti? Se pensi che io sia disposta a farti da schiava,

you’re dead wrong[7] amico mio. Ti conviene non farmi arrabbiare.

LUI : Potrei occuparmi io del piccolo e tu saresti libera di andare al lavoro,

so quanto è importante per te, per la tua carriera, dico. Posso anche

cucinarti delle lasagne, ne fanno di surgelate che sono buonissime.

 

       Alio properare tempus monet.[8]

 

Nelle basi si preparano i gatti a spiccare il volo,

carichi di vendetta essi sono, sono angeli eleganti e sicuri,

sono inviati del dio del timore e del tremore.

Fremono trepidanti nell’attesa del decollo.



[1] “Sforzatevi di passare per la porta stretta” Luca, XIII, 24. Cfr. anche il racconto omonimo di André Gide.

[2] L’evangelista.

[3] Cfr. la fine del racconto di Anatole France, Il procuratore della Giudea : “ - Gesù? Gesù il Nazareno? No, non ricordo.”

[4] Cfr. “I Tiresias, though blind, throbbing between two lives, / old man with wrinked female breasts”T.S.Eliot, WL, III, 218.

[5] Cfr. Petrarca, Canzoniere, 66 : “Ma, lasso!, a me non val fiorir de’ valli ; / anzi piango al sereno et a la pioggia”

[6] “Si tira avanti”, dial.

[7] Americano famigliare : “hai sbagliato di grosso”.

[8] “La brevità del tempo mi spinge ad affrettarmi ad un altro argomento”, Sallustio.


postato da: guildenstern alle ore 10:43 | Permalink | commenti
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