27/05/2003

Fremono trepidanti in attesa del decollo.

CINQUE

 

Fummo ritrovati duemilatrecento anni dopo la nostra morte,

io e il mio amore, nel nostro kurgane gelato a Pazyryk.[1]

La luce delle torce incendiò i nostri volti e la camera funeraria,

era come sole dopo tanta oscurità: io, guerriero scita dell’Altai,

tutte queste cose confermo e testimonio. Sul nostro capo il soffitto

era rivestito con scorze di betulla e larice, la pietra ci circondava

per milleottocento metri cubi. Ad Oriente sette cavalli, uccisi

con un colpo in mezzo alla fronte: come noi, essi aveva conservato

il gelo, il pelo e le criniere intatte, le code annodate secondo l’arte dei miei.

Accanto a noi l’amuleto del risveglio[2], su di noi gli antichi vestiti,

le antiche calzature: la mia amata calzava ancora gli stivali

con i gioielli sotto le suole[3], e le sue mani erano intrecciate alle mie.

 

       One for the Dark Lord on his dark throne

       In the land of Mordor where the Shadows lie.[4]

 

Il mio amore si avvelenò il giorno della mia morte, come

prescriveva la legge, perché io non fossi solo nel lungo viaggio.

Accanto a noi la brocca del fumo allucinante[5], e l’arazzo:

anche quello trovarono: ventiquattro stelle e quarantadue grifoni,

ventiquattro cervi e sessantanove fiori, e ventotto cavalieri,

che incontrano a destra e a sinistra, e ancora ottantanove grifoni[6].

L’archeologo ed i suoi uomini a lungo si chiesero il significato

dell’arazzo: un gioco, un calendario o una mappa?

             Signori,

il mio magico arazzo è insieme un calendario finito[7] ed una mappa:

esso indica il giorno del ritorno del Dio, e dove il ritorno avverrà.

Ma insieme esso è il Gioco, l’ancestrale gioco della paura

del non ritorno, del distacco, e dell’interruzione. Vi giocammo,

io e il mio amore, prima che il valoroso nemico mi strappasse

la testa dal collo, non quella orribile testa posticcia che ora vedete

adornare quello che fu il mio vero corpo. Guerriero scita,

fui risvegliato da te, mio lettore, io che sono il tuo primo padre[8].

Non essere così sicuro ch’io non sia con te[9].

 

       One Ring to rule them all, One Ring to find them.[10]



[1] Nel 1947 una spedizione nella valle di Pazyryk, sulle montagne dell’Altaj nella parte est del Kazakhistan, guidata dagli archeologi russi Rudenko e Griaznov rinvenne cinque tumuli risalenti al VI-IV secolo a.C. Nelle tombe, dette kurgane in tartaro, vennero ritrovati resti umani e animali in eccezionale stato di conservazione, a causa di uno strato di ghiaccio formatosi nel terreno per una successiva mutazione climatica. Furono rinvenuti, tra le altre cose, un paiolo che serviva da inceneritore di canapa indiana, un tavolo operatorio per l’imbalsamazione dei cadaveri e vari arazzi, tra cui uno di straordinaria bellezza, in lana multicolore, indicante una sorta di calendario o di gioco.

[2] Accanto ai corpi dell’uomo e della donna venne ritrovato un sacchetto di pelle contenente capelli che non appartenevano ai due e delle unghie tagliate.

[3] Le calzature con gioielli sotto le suole sono tipici anche di altre tradizioni e culture. Una leggenda africana narra della storia d’amore di un giovane assai povero con una principessa che portava diamanti sotto la suola delle scarpe.

[4] Sempre “la leggenda degli anelli” in LoTR, JRR Tolkien, vv.4-5. “Uno per il Signore Oscuro nel suo oscuro trono / Nella terra di Mordor dove l’Ombra giace.”

[5] Sembra che le culture altaiche, al pari degli indiani d’America, facessero uso comune di sostanze stupefacenti. Ne sarebbe una prova la loro arte, coloratissima e piena di soggetti fantastici che ricordano degli stati di allucinazione.

[6] Lo studioso G.Charriere (L’arte barbara scita), a proposito dell’arazzo, fa notare : “81 e non 89 è il numero delle lunazioni sinodiche che corrispondono ad un numero intero di giorni solari, come risulta dalle concezioni cinesi, indù e caldee. 61 è il numero delle stesse lunazioni in un ciclo di 5 anni, secondo quanto sostenevano gli abitanti dell’India antica. 28 è quello delle case e delle suddivisioni di uno zodiaco lunare utilizzato dagli astronomi vedici, cinesi ed arabi. 24 è il numero delle semilunazioni che coprono circa dodici mesi, ed è anche il numero dei K’i (respiri) in cui era suddiviso, fin dall’epoca dei regni combattenti, l’anno solare secondo i contadini cinesi.”

[7] Alcune culture non conoscevano i calendari ciclici che usiamo oggi. I loro calendari avevano una data di inizio e una data di fine. Un tipico esempio è il calendario Azteco.

[8] Molti studiosi identificano i creatori della cultura dei kurgane con il popolo indoeuropeo originario.

[9] Cfr. Walt Whitman, Full of life, now : “Quando tu leggerai questi canti, io che visibile fui sarò diventato invisibile,/ora sei tu, ben saldo e visibile, che i miei poemi vivi e mi cerchi,/immaginando quanto felice saresti se potessi trovarmi con te, diventare tuo camerata ;/ma fa come fossi con te. (Non essere troppo sicuro che adesso non sono con te).”

[10] Sempre “la leggenda degli anelli” in LoTR, JRR Tolkien, v.6. “Un Anello per dominarli, Un Anello per trovarli”


postato da: guildenstern alle ore 10:46 | Permalink | commenti
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